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LE ORIGINI DELLA SCRITTURA MUSICALE
Roma, 24 giugno 2006, Basilica Pontificia di San Paolo Fuori le Mura, Vespri per la festa di San Giovanni Battista. Un grande leggio di epoca medievale e, sopra, un antico Antifonale, aperto alla pagina dell'inno "Ut queant laxis". Ben visibile, anche a distanza, la scrittura musicale su tetragramma. E' una data storica: si celebra, per la prima volta dopo quasi un millennio, il COMPLEANNO DELLA MUSICA, o meglio, della scrittura musicale. Se popoli diversi, dal Medio Evo in poi, hanno potuto trasmettere nello spazio e nel tempo le proprie musiche, ciò si deve ad un tipo di scrittura universale, che nessun popolo prima era riuscito ad inventare. Questo codice di scrittura musicale fu trovato da un umile monaco, Guido d'Arezzo, che, ascoltando l'inno "Ut Queant Laxis", durante i Vespri del 24 giugno 1025, si distrasse quanto bastava per ideare, con un'intuizione improvvisa, un sistema semplice ed efficace per mettere su carta i suoni, in modo inequivocabilmente riconoscibile. E si trattò subito di un unico codice di scrittura musicale (mentre gli alfabeti - latino, cirillico, arabo, armeno, ebraico, cinese, giapponese, etc. - sono tuttora diversi, e anche la scrittura dei numeri ha per secoli utilizzato segni differenti). Quanto ciò abbia giovato allo sviluppo dell'arte musicale è sotto gli occhi di tutti: chi altrimenti avrebbe potuto trasmettere oralmente lo sterminato patrimonio musicale di tanti popoli attraverso i secoli? La scoperta ben meritava dunque una festa di "compleanno". E così nell'Abbazia di San Paolo Fuori le Mura, erede della tradizione benedettina, è nata la prima celebrazione dell' "Anniversarius Musicae in scriptis". (Marina Valmaggi)
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